Assemblea Quadri Dirigenti

Carissimi,

l'Assemblea dei Quadri Dirigenti del prossimo maggio non e' soltanto un adempimento statutario, un appuntamento di ordinaria politica associativa, anche se importante e qualificante, bensì un evento che può rivestire carattere e significato del tutto speciali perché‚ coincide con la meta' del mandato congressuale.
Vorrei, dunque, che questo evento fosse vissuto come un di piu' di impegno e di partecipazione e che ciascuno di noi, responsabilmente, si facesse carico di compiere una riflessione sul lavoro svolto dall'intera dirigenza a livello nazionale, regionale e provinciale per stabilire se le strategie poste in essere hanno costituito la risposta giusta alla complessità e alla molteplicità dei problemi che la storia e la vita si sono fatte carico di frapporre sul nostro cammino verso la piena integrazione sociale.
Vorrei, anche, che ciascuno di noi mettesse in moto la propria fantasia per immaginare il futuro e disegnare con la matita rossa sul foglio bianco della nostra storia di domani i cambiamenti strutturali che la nostra associazione deve realizzare da subito se vuole svolgere il delicato compito di tutela e di rappresentanza dei ciechi e degli ipovedenti e se vuole continuare ad essere il capofila nella lotta per la conquista dei diritti dei disabili e dei cittadini piu' deboli.
Evento speciale, dunque, che richiede una discussione speciale, iniziative speciali, capaci di far compiere alla nostra associazione quel salto di qualita' necessaria per farla salire sul treno del cambiamento e impedirle di innalzare bandiera bianca di fronte ad uno Stato sociale che di sociale ha ormai soltanto il nome a causa di una classe politica asserragliata nei palazzi del potere, incapace di percepire il dramma della gente che arriva attraverso le finestre chiuse dalle piazze di Roma.
Ci sono voluti gli spari di un disperato davanti a Palazzo Chigi per scuotere Governo e Parlamento da una colpevole e irresponsabile apatia. Mentre scrivo il Presidente incaricato di costituire un nuovo Governo sta tenendo il suo discorso di investitura nell'aula di Montecitorio. Sento parole illuminanti che aprono il cuore alla speranza: "Governo di servizio, di cambiamento". Peccato pero' che il nuovo Presidente del Consiglio nel suo intervento, durato quarantacinque minuti, non abbia ritenuto di dovere almeno accennare al tema della disabilita'. Governo di servizio e di cambiamento: parole sempre presenti nel lessico della nostra Unione, che non si e' fatta mai sorprendere dai mutamenti economici, politici, sociali e culturali. Sarà cosi' anche questa volta.
La prossima Assemblea dei Quadri Dirigenti e' un'occasione da non perdere. Confortato dall'intera Direzione Nazionale, mi sono assunto la responsabilita' di predisporre un ordine del giorno ricco di stimoli che, dopo aver compiuto un'analisi delle cose fatte nei primi due anni e mezzo di mandato, muove verso obiettivi innovativi, che arricchiscono la prospettiva di un'associazione che ambisce a rappresentare tutti i ciechi e gli ipovedenti italiani e gettare un ponte verso l'intero mondo della disabilita', dei piu' deboli e della società civile.
Il dibattito politico di questi giorni ha evidenziato la eccezionalita' del momento che viviamo, caratterizzato da una profonda crisi economica, morale, sociale, culturale e politica, che ha richiesto la costituzione di un Governo di larghe intese, tra forze politiche tradizionalmente e storicamente antitetiche. La crisi, che in quest'ultimo periodo si e' soltanto accentuata, e' presente da tempo nel Paese e ha provocato il progressivo disimpegno dello Stato nei confronti dei piu' deboli.
La nostra Unione, come tutte le altre organizzazioni sociali e forse piu' delle altre, ha dovuto operare in un contesto estremamente negativo. Ci piacerebbe sapere se, nonostante tutto, i bisogni dei ciechi siano stati sufficientemente tutelati rispetto ai valori fondanti della nostra organizzazione: l'istruzione, la formazione professionale, il lavoro, la riabilitazione, la prevenzione, l'accesso alla cultura, all'informazione, all'autonomia, alla fruizione dei beni culturali e del tempo libero; se abbiamo fatto ulteriori passi avanti rispetto ai temi della partecipazione, della democrazia, della trasparenza, del rapporto con le altre associazioni di disabili, del volontariato, dei lavoratori, dei datori di lavoro, dei consumatori e della societa' civile nel suo complesso. Ci piacerebbe che su tutto questo si discutesse costruttivamente e si gettassero le basi per fare ulteriori passi nella direzione di una maggiore cultura della solidarietà, della partecipazione, della pari dignita'.
L'unita' associativa e' sempre stato il nostro fiore all'occhiello, la moneta in piu' da spendere nei momenti difficili della nostra storia, il fiore che ho sempre coltivato con grande passione e infinito amore. "Uniti si vince, divisi si perde": una frase che ho scritto e pronunciato almeno mille volte e che non mi stancherò mai di scrivere e pronunciare, perchè
‚ certe verita' non invecchiano mai.
Ho avuto la gioia di gestire l'Unione per tutti questi anni con il valore aggiunto di un consenso pressoché generale. Ho messo in sinergia le risorse dell'Unione, dell'I.Ri.Fo.R., della Biblioteca, dell'Agenzia, della Federazione, dell'U.N.I.Vo.C. raggiungendo livelli di collaborazione davvero sorprendenti e invidiabili. Ora, però', occorre fare di piu'. A situazioni eccezionali occorre dare risposte eccezionali, dobbiamo cioe' puntare dritti all'obiettivo dell'unita' di tutti i ciechi e ipovedenti italiani attraverso la costituzione di una federazione di tutte le associazioni di ciechi e di ipovedenti esistenti nel nostro Paese. Un obiettivo da perseguire con l'ostinazione che ha sempre caratterizzato le nostre azioni. Non sarà facile, ma e' bello misurarsi anche con l'impossibile. L'importante e' convincersi che l'unita' dei ciechi e degli ipovedenti italiani e' un valore assoluto a cui non possiamo rinunciare in tempi di "vacche magre". La federazione dovrà essere il primo anello di una piu' ampia rete di solidarietà che dovrà coinvolgere le associazioni di disabili, del volontariato e di ogni altra espressione della societa' civile; una grande barriera contro chi vuole abbattere lo stato sociale.
La prossima Assemblea dei Quadri Dirigenti e' un'occasione da non perdere anche rispetto al tema delle modifiche statutarie. Non concordo con chi pensa che il nostro Statuto sia completamente da buttare via, da dare alle fiamme affinché
dalle ceneri possa emergere l'araba fenice che da tempo aspettiamo. E' innegabile, peri'o', che esiste la necessita' di ritocchi, anche sostanziali, che non possono essere piu' rinviati: l'accentuazione dell'autonomia delle strutture periferiche nella logica dell'unita'-distinzione (l'immagine da me usata qualche tempo fa dell'albero i cui rami sono saldamente uniti al tronco dovrebbe rendere l'idea); le modalità di elezione del Consiglio Nazionale, al quale si può estendere la normativa in vigore per l'elezione dei Consigli Provinciali; l' eliminazione della norma che sospende il dirigente associativo eletto a cariche politiche; una interpretazione autentica del concetto di apartiticita' della nostra Unione; l'eliminazione del principio della espulsione come misura disciplinare. Sono solo alcune delle possibili modifiche statutarie.
Un'occasione da non perdere per affrontare il tema dell'impegno associativo, che come tutte le cose ha subito una naturale evoluzione. Quasi sempre nella nostra associazione ha giganteggiato il principio della delega: i soci che delegano il Consiglio Provinciale, il Consiglio che delega il Presidente Provinciale e così avanti nella scala gerarchica dell'impegno associativo... Consiglio Regionale, Presidente Regionale, Consiglio Nazionale, Direzione Nazionale, Presidente Nazionale. Il sistema ha funzionato fino a quando le rivendicazioni associative hanno riguardato i diritti fondamentali dei ciechi e degli ipovedenti: l'assistenza, l'istruzione, il lavoro. E', invece, entrato in crisi quando l'area dei servizi e dei diritti si e' allargata notevolmente e quando la complessità ha preso il posto della sempliciità. Allora, l'uomo solo al comando, ha sentito tutto il peso della propria solitudine e ha implorato aiuto: "aiutatemi a pensare, aiutatemi a progettare".
Mi ricordai di una bella frase di John Kennedy, il Presidente degli Stati Uniti, rivolta agli americani: "prima di chiedervi che cosa l'America può fare per voi, chiedetevi che cosa voi potete fare per l'America". Fu così che scrissi la circolare 27 del 1999, che conteneva idee per un nuovo modello associativo, fondato sui concetti di collegialita', lavoro di gruppo, coinvolgimento del maggior numero possibile di dirigenti e soci, ampliamento del numero delle rappresentanze zonali, creazione della figura del Referente Comunale. Si chiedeva, in una parola, un di piu' di partecipazione da costruire attraverso nuove forme di informazione e di comunicazione: la segreteria telefonica, il foglio informativo, il telefono amico, le gite sociali, ed altro.
A distanza di tanto tempo il di piu' di partecipazione rimane ancora la strada maestra per fare ulteriori passi verso una democrazia mai abbastanza compiuta e verso la trasparenza mai abbastanza cristallina.
Ieri, abbiamo fallito per mancanza di risorse umane ed economiche. Oggi, abbiamo la speranza di riuscire perchè le nuove tecnologie ci mettono a disposizione una comunicazione interna ed esterna veloce a costo quasi zero. Penso ad una rete di comunicazione in entrata e in uscita tra la Sede Centrale e i Dirigenti Regionali e Provinciali attraverso e-mail. Penso ad un'analoga rete tra le sezioni e la base associativa. Penso all'utilizzo dei social network per parlare all'opinione pubblica attraverso messaggi scritti e video. Penso che un'adeguata riflessione su questo progetto possa aiutarci a stare dentro la velocita' di questo tempo.
Per ultimo, ma non ultimo, il problema piu' spinoso di questi giorni: il finanziamento associativo. "Senza soldi non si cantano messe", recita un vecchio adagio popolare.
La nostra Unione sta sperimentando sulla propria pelle la cruda verita' della saggezza antica. La stragrande maggioranza delle nostre strutture periferiche e' sull'orlo del collasso. La Sede Centrale ha ancora un po' di benzina nel motore, ma il rischio di non andare molto lontano e' dietro l'angolo. Il risultato di tale stato di fatto sta nella difficoltà di esercitare il diritto/dovere di rappresentanza e di tutela degli interessi materiali e morali dei ciechi e degli ipovedenti italiani.
Abbiamo sempre vissuto di finanziamento pubblico e quando abbiamo tentato di integrarlo con una iniziativa di largo respiro - la vendita della solidarity card - la risposta dell'associazione e' stata incerta, per non dire negativa. In fondo era piu' comodo bussare alla porta dello Stato e degli Enti locali. Ora, però', quelle porte tendono a chiudersi definitivamente. Questo significa che dovremo fare di necessità virtu' e inventarci qualche iniziativa per sopravvivere.
Abbiamo effettuato un corso di formazione sulla raccolta fondi riservato ai Dirigenti Nazionali, ma non abbiamo abbastanza soldi da investire a lungo termine. Gli stessi consulenti ci dicono che i risultati potrebbero venire solo dopo il terzo anno di campagna. Non possiamo aspettare tutto questo tempo.
Ho pensato di realizzare un periodico riservato alla raccolta fondi, un trimestrale o un quadrimestrale sul quale pubblicare i progetti per i quali l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti chiede il finanziamento ai destinatari di detto periodico. L'indirizzario si può ottenere abbonandosi ad una delle tante licenze d'uso esistenti sul mercato. L'idea del periodico ha il vantaggio di risparmiare notevolmente sulla spedizione e di partecipare alla ripartizione del fondo sull'editoria speciale.
Ho definito questa Assemblea un evento speciale, che merita una discussione speciale e quindi un ordine del giorno speciale, breve, ma intenso, impegnativo, costituito di argomenti che, se fatti propri dall'intera dirigenza nazionale, possono rappresentare una svolta epocale per la nostra associazione, una svolta che ci consentirebbe di continuare la nostra marcia verso la terra promessa della pari dignita' e delle pari opportunità, il sogno proibito di sempre di tutti i ciechi e gli ipovedenti italiani. "Un sogno rimane un sogno se a sognare e' uno solo", ma noi siamo tanti e la nostra bandiera ha un'anima speciale, ci guiderà ancora una volta verso la conquista "del diritto ad avere dei diritti", come Stefano Rodota' titola il suo ultimo libro.

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L'Assemblea dei Quadri Dirigenti avra' luogo a Tirrenia, presso "Le Torri" - Centro studi e riabilitazione "Giuseppe Fuca'" - Via delle Orchidee 44 - Tel. 050/32587 - i giorni 17 e 18 maggio 2013 dalle ore 15,00 alle ore 19,30 del giorno 17 e dalle ore 9,00 alle ore 13,00 del giorno 18 maggio con il seguente
ORDINE DEL GIORNO

1) Bilancio delle attivita' dell'Unione a meta' mandato 2010/2013.
2) Ipotesi di costituzione di una Federazione delle associazioni di ciechi ed ipovedenti.
3) Individuazione delle principali modifiche necessarie per adeguare lo Statuto Sociale alla realta' dei tempi.
4) Creazione di una rete di comunicazione on line tra la sede centrale ed i dirigenti locali e di una analoga rete tra la struttura provinciale ed i soci.
5) Creazione di un quadrimestrale da riservare alla raccolta fondi mediante progetti.

Saranno utilizzati anche altri alberghi vicini (Golf e Florida); per gli spostamenti sara' organizzato un servizi di minibus tra il Centro le Torri e gli Hotel affiliati garantendo un continuo servizio durante tutto il giorno e per il rientro del dopo cena e del dopo colazione. Il pranzo e la cena del giorno 17 ed il pranzo del 18 saranno serviti per tutti gli ospiti presso il Centro le Torri; mentre la colazione del giorno 18 verra' servita negli Hotel dove si pernotta.
L'arrivo e' previsto per il pranzo di venerdi' 17 e la partenza il pomeriggio di sabato 18 maggio.
La scheda di partecipazione dovra' pervenire entro il 10 maggio a questa sede centrale (e-mail archivio@uiciechi.it Fax 06/6786815); naturalmente la sistemazione terra' conto dell'ordine cronologico delle prenotazioni. Si invitano i partecipanti ad usufruire di stanze doppie, essendo le singole in numero limitato.
La Direzione Nazionale ha stabilito, inoltre, di trasmette in diretta on line, tramite la rubrica "Parla con l'Unione" i lavori assembleari per consentire il massimo della partecipazione possibile. In via del tutto eccezionalmente sara' consentito l'invio da parte degli ascoltatori, tramite il form della Rubrica, di brevissimi interventi di cui sara' data lettura nei limiti del possibile.
Le spese di soggiorno sono a carico della sede centrale mentre quelle di viaggio, compresi i transfert dalla stazione/aeroporto agli alberghi, sono a carico delle strutture di appartenenza dei partecipanti.
Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE NAZIONALE
Prof. Tommaso Daniele

P.s. Per la nostra sezione sarà presente il Presidente Dott. Ivan Galiotto.